т.α.и.∂. ®
«Hai paura di me?», disse Damon. Le sorrise con aria di rimprovero,come se condividessero un segreto. «Non devi averne». Elena non approverebbe, pensò, proprio mentre le labbra di Damon sfiorarono le sue. Sì, bisognava darci un taglio. Ma il problema era che non aveva la forza di dirlo. Sentì aumentare quell'ondata di calore, che affluì in ogni parte di lei, dalla punta delle dita fino alle piante dei piedi. Le labbra di Damon erano fresche, come seta, ma tutto il resto le comunicava calore. Non c'era da aver paura..
Un angolo della bocca di Stefan si sollevò in una smorfia. Non rispose, ma guardò semplicemente Damon con gli occhi di chi conosce bene la verità. Damon si risentì. «Ma è vero!». «Diventerà un tuo hobby?». Damon cominciò a lasciare Bonnie, pensando di rimetterla nell'acqua insanguinata e andarsene da quel buco, ma... Ma. Lei era il suo uccellino.
..si trattava di Bonnie... Bonnie, che non aveva mai fatto del male a... a una mosca per cattiveria. Bonnie, che era come un gattino che faceva agguati a prede improbabili. Bonnie, con i capelli di un colore detto fragola, ma che sembravano semplicemente in fiamme. Bonnie dalla pelle luminosa, con i delicati fiordi ed estuari violetti delle vene sulla gola e le braccia. Bonnie, che ultimamente aveva cominciato a guardarlo di traverso con i suoi occhioni da bambina, grandi e marroni, nascosti da ciglia simili a stelle...
«Cosa sta succedendo?». Aveva un tono che avrebbe sciolto un cuore di pietra. Cosa che accadde. Guardando il suo uccellino fradicio, che, istintivamente, stringeva a sé l'asciugamano, con i capelli di fiamma incollati alla testa e i grandi occhi marroni che ammiccavano tra i ciuffi, qualcosa nacque dentro Damon. [...] Per un istante furono solo loro due: Damon e Bonnie. «Ha un sapore orribile», disse Bonnie tristemente, sputando altra acqua. «Lo so»[...] La nuova sensazione che stava provando gli era cresciuta nell'animo al punto che la pressione era quasi insopportabile. [..] «Ma sono viva!», [..] Era stato lui, solo lui, a riportarla indietro dall'orlo di una morte per assideramento. Il suo corpo pieno di veleno era stato curato da lui; era stato il suo sangue che aveva dissolto e disperso la tossina, il suo sangue... E poi quella sensazione esplose.




"sentivo il sapore delle sue labbra, del suo corpo, dei suoi respiri, del battito del suo cuore. Ero il suo prigioniero, e mi andava bene così. Io non mi sarei allontanato, la volevo troppo per perderla. Scusa.. pensai quando mi toccò nuovamente le labbra, le sue parole erano rimedio per tutte le ferite aperte dentro di me. Scusa se non l'ho fatto prima.. "
 |